spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas

5 pensieri riguardo “spigoli & somiglianze

  1. Ci si ritrova spesso a parlare con i volti racchiusi in una cornice.
    Si dicono parole mai dette. A voce alta. Nel silenzio intorno.
    Si parla al ricordo. Ci si interroga, in retrospettiva.
    Non è solo rimpianto, o rancore, o nostalgia, o… che muove le nostre labbra.
    Si gioca con i granelli di una collana, si rimestano senza ratio i pezzi di un puzzle scompaginato, senza l’intenzione di metterli veramente a posto.
    Siamo così. Siamo arrivati fin qui. E per quanto questo possa essere difficile o micragnoso, a volte, non c’è molto che possiamo fare.
    Riconoscere(si), accettare(si) è un punto di partenza.
    No. E’ un arrivo.

    Bel brano, mi è piaciuto.
    Ha forza sincera.
    P.

    [PS. Complimenti – anche – per le immagini che scegli]

    Mi piace

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