genius loci

EDWARD HOPPER, SOLITARY FIGURE IN A THEATER, OIL ON CANVAS,1902

il rumore di fondo infastidisce i pensieri e disturba la concentrazione : questo luogo non sarebbe tanto male sanificato da alcune presenze.

l’eleganza di pochi momenti non colma il vuoto dei mesi: è spasmodica l’attesa di incontri al -livello del luogo- quasi potessero essere un rinnovarsi della memoria.

attraverso sovente il viale. con cadenza orgogliosa  ma  incedere fiacco.

può il genio essere in  ogni dove ancora ? qui, tra queste acque e in queste sabbie,dove  il talento si alimentò del vigore della natura.

io lo posso -solo- chiamare luogo in cui lavoro. spesso mi soffermo a pensare per quanti invece, è il seno che ha nutrito l’ispirazione che immortale suona e fa eco nel mondo.

 

Artist: Edward Hopper – solitary figure in a theater- oil on canvas,1902-1904, in Kafka’s apartment

Ippocrate


tra la conoscenza e la scienza passa un soffio 
tra il vedere e il guardare, rimangono segni  profondi.

hai guardato con scienza  la mia -figura –  poi hai trasformato  in un soffio quel “giuramento” in un – non senso-  mostrandomi la povertà di un animo.

tu hai visto. io ho guardato. 

 

Artist: Robert Hannaford, self-portrait, oil on canvas.  

Esalare

“Non interrompermi quando parlo”

così non ho lanciato la mia idea messo il seme della mia bocca né diretto un pensiero -puro- tra le tue ostiche parole.

sono una fata con la bacchetta spuntata.

Tu Non puoi permettertelo”  

hai sentenziato con occhi fissi e forti: io inchiodata al tavolino apparecchiato per un finto sabato sera -che al ruolo di fidanzata ricoprivo quello di comparsa

Toccata e fuga.

Ouverture. 

Tra un divieto e una tacita imposizione miti segni erano le tue carezze ai miei fianchi: un tocco di confidenze in -distillato- puro di fine serata. 

P. come sei bella”  lo esalavi così : sussurrandolo al mio boccolo -incredulo- che si snodava tra il mio orecchio e la tua bocca.

-ed occhi meno miopi si trovavano

Artist:Malcolm T. Liepke, oil in canvas

spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas

note di rimando

ci sono donne che parlano usando tomi di dottrine , mai applicate, maestre di vita ad  uso domestico che  si perdono tra l’ingresso e la cucina .

ci sono donne che non cedono un campo d’errore:  una ripresa , un suggerimento una mezza battuta da aggiustare passandola da bozza a testo.

ci sono donne semplicemente perfette sempre. nel tempo, nelle riprese, nelle battute, una sorta di pentagramma sempre ben composto dove non devi fare arrangiamenti e aggiunte tutto suona come in un’orchestra diretta da un “gran manico”.

poi ci sono-e -grazie a dio – quelle  in natura presenti per equilibrare i processi, che sono incespicanti sui tacchi alti, dotate di un metro e tanta verve mentale ma poco slancio di coscia, quelle  con  l’acume del riccio: appuntito e omnidirezionale, ma,  il culo basso e largo che neppure con il voltaggio del concerto dei Depeche Mode avrebbero “presa” seduttiva.

quelle che spogliandosi, sfoggiando il meglio dell’ intimo, l’autoreggente tenuto su col bostik ,  lo  sguardo da cerbiatta e le ciocche dei capelli ai cristalli di luce , liberano nel loro  -oggetto-del desiderio –  una vera e eccitante proposta da dio dell’olimpo :”vuoi la felpa, hai freddo?”

quelle che  mentre si  trattengono dal non correggere i congiuntivi e si concedono perchè -oramai  nel loop del -non -posso-trovare-il principe – al massimo -il figlio dello stalliere , che di stallone ha solo l’odore dell’ultima pulizia, del mese precedente- solitamente  hanno ascoltato tomi di rimbrotti della vita altrui e della propria hanno dato solo poche piccole note di rimando.

infondo al libro.

che notoriamente non legge nessuno,ma sono le più importanti.

ossatura al contrario.

Artist: David Fernandez Saez, Minicuadro