Esalare

“Non interrompermi quando parlo” così non ho lanciato la mia idea, messo il seme della mia bocca né diretto un pensiero-puro tra le tue ostiche-parole.

Una fata con la bacchetta spuntata.

“Tu Non puoi permettertelo”  hai sentenziato con occhi fissi e forti: io inchiodata al tavolino quadrato apparecchiato per un finto sabato sera, che al ruolo di fidanzata ricoprivo quello di comparsa .Toccata e fuga. Ouverture. 

Tra un divieto e una tacita imposizione miti segni erano le tue carezze ai miei fianchi: un tocco di confidenze in -distillato- puro di fine serata. 

“P. come sei bella”  lo esalavi così  al mio boccolo incredulo che si snodava tra l’ orecchio e la tua bocca ed occhi meno miopi si trovavano.
Artist:Malcolm T. Liepke, oil in canvas

20 pensieri riguardo “Esalare

  1. Massimo, erano i fumi dell’alcol quelli… (appunto)
    Sorrido. Ho avuto la stessa percezione. Direi funzionale… 🙂
    Sensualità e lotta/prigionia. E’ ciò che mi arriva. Ma prima la sensualità, facilitata da quel profumo, dall’onda disinibitoria del rum.
    Sempre brava. Parole usate come pennellate. Quanto basta. Misurate, evocative. Scrigni.

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  2. 2012! (andrò a scandagliare in archivio allora)
    Scrivere è, credo per molti, qualcosa di molto simile a una terapia. Per me a suo modo lo è. Prima ancora un modo per elaborare. Come taluni – ne “parlavo” (commentaires) proprio con Massimo, qualche tempo fa-, faccio fatica a “dire”. A dire a voce. A esternare in presenza dell’altro. Forse non tutto, forse solo alcune parti di me. Tuttavia, il blocco esiste. E, inoltre, non sono abile – se non del tutto incapace -, di “dire subito”, al momento giusto; di rispondere a tempo. Il pensiero non è pronto. L’emozione non è ancora tradotta, decodificata, attraversata, né adeguatamente (ri)dimensionata. Forse non mi conosco veramente. Non abbastanza. O forse non ho elaborato un linguaggio. Forse vivo solo di pancia e la pagina scritta mi impone di mettere ordine e logica. Tuttavia, anche con la pagina è la stessa cosa, in fondo. Fino alla fine, difficilmente so cosa sto vivendo e attraversando. Il più delle volte è chi legge a rivelarmelo.
    Ecco. In tutto questo processo, che forse poco ha a che fare con quello che intendevi tu, anch’io mi sento un po’ “prigioniero con le chiavi in mano”.

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    1. Ho aperto la pagina nel 2012….ma non ero pronta.come se la ” prontezza” avesse una licenza.scrivevo e non salvavo.così per anni.poi qualcosa ha fatto premere – pubblica- una sorta di rendi noto, liberati alla meno peggio di qualcosa.non sapevo neppure cosa e chi mi arriva a leggere tanto di meno commentare con-passione…. ancora non so ma mi sento meno diversa meno arida e scontata.sosto da anni nel reparto sconti, la prima linea non so più cosa sia.

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  3. Sì. Premere quel tasto significa qualcosa. Quanto meno, oltrepassare una soglia.
    “Sosto da anni nel reparto sconti”.
    Ecco. Trovo semplicemente “perfette” (perfettamente tagliate, perfettamente indirizzate; potenti, efficaci) le immagini che, senza alcuna fatica, ma anzi per assoluta, necessaria risposta a ciò che hai e ti porti dentro, trasmetti sulla pagina. Le imprimi. Le incidi.
    E’ forse cinico il mio apprezzamento. Godo del sangue, delle lacrime che colano. Ne sono perfettamente consapevole. Tante, infinite cose passano attraverso una sofferenza. Anche l’arte. Una sofferenza reale. Non esiste bellezza senza verità, senza autenticità. Quindi, lo so, lo so benissimo che fa e ha fatto male. Lo sento, si sente. E’ la forza, la potenza che segna la pagina.
    Non ci si libera mai dei propri demoni. Ma si può imparare a dar loro voce. Ecco, in questo senso credo fermamente nella terapia della parola. Perché quel dare forma e espressione può essere anche liberazione, espiazione, trasformazione.

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  4. …mi piacerebbe capire come sia possibile conoscere il pensiero di colui/ei che tramuta le proprie emozioni in scrittura, senza conoscerne nulla, io penso siano i lettori ad interpretare a loro modo quello che leggono, ma da qui a dire di capire il significato profondo che ha dato vita ad uno scritto, mi sembra eccessivo…..ma forse io sono fuori.
    Bello l’olio di Liepke!

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    1. Ciao Nico. Credo che il tuo commento fosse riferito al mio. In tal caso, voglio solo dire che sono d’accordo con te. Nel mio non intendevo alludere alla conoscenza, bensì alla percezione. Per intenderci: non so nulla dell’origine di uno scritto. Ma posso affermare di sentirne la forza emotiva, la potenza (e anche in questo caso, ovviamente, sbagliarmi o male interpretare). L’incontro con la pagina, la lettura, è e resterà sempre una mia esperienza personale. Dal momento che uno scritto è scritto (e reso pubblico, leggibile a terzi) – idem un dipinto, e via dicendo… -, in un certo senso esso non appartiene più all’autore o esclusivamente all’autore. Lungi da me la presunzione di conoscenza. Dici bene tu (di nuovo, credo): si parla sempre e soltanto in prima persona e di sé.

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      1. Ciao Paolo, il mio commento non è riferito direttamente a te ma deve essere interpretato in un senso più ampio,molti dicono in generale.
        Seguo da pochissimo questo blog e come ho avuto modo di notare in tantissimi altri che seguo da molto più tempo, mi ritrovo a leggere interpretazioni più o meno attendibili riguardanti la personalità di chi scrive, nulla di male se poi non si continua a trasporre le proprie interpretazioni rendendole di fatto proprietà del pensiero dello scrivente.
        Tu sei una persona molto sensibile e culturalmente dotata, ti prego di non considerare il mio commento una qualsivoglia critica nei tuoi confronti, anzi, da quello che ho letto, il tuo intervento è molto pertinente e bello da leggere, ed infatti mi è piaciuto.
        Chiedo scusa a te e alla blogger che mi ospita se sono andato oltre, purtroppo è un mio difetto essere una persona schietta ma sempre nei limiti dell’educazione.
        Ciao caro e grazie e del tuo intervento che mi ha permesso di chiarire ciò che ho scritto.
        A presto….

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      2. Con me non ti devi assolutamente scusare. Anzi. Mi hai semplicemente dato occasione di chiarire (condivido in pieno il tuo punto di vista e ciò che dici). Ne approfitto quindi per dire (poi basta, giuro) che non leggo molti blog (alla fine sempre gli stessi, quelli in cui sono quasi certo di trovar qualcosa che mi possa piacere, mi possa far riflettere), né ne cerco, né ne commento. Tuttavia, alle volte non riesco a nemmeno trattenermi dal farlo. Entusiasmo, diciamo. Mi piace lo stile di (non ce la faccio proprio ad abbreviare), della “padrona di casa”. E’ una recentissima scoperta, una bellissima novità. Mi piace leggerla, così come trovo di mio (personalissimo) gusto gli scritti di altri blogger (amo leggere brani, racconti, poesie: scritti che prendono forma di “lavori”, “creazioni”, che si staccano dalla pelle dell’autore, anche solo per questioni di stile, e vanno oltre – come dicevo, prendono vita propria), tanto da dirne: vanno letti (per quanto possa valere un mio qualsiasi apprezzamento).
        Ecco leggere questi brani mi dà la sensazione di stare davanti a un bel quadro, suggestivo, evocativo. Uno di quelli che ti colpisce, ti attrae in virtù di un innegabile magnetismo. Resti lì, piantato, magari in compagnia di un conoscente, a guardare, a commentare. Si potrebbe andare avanti a parlarne per ore. Pennellate, immagini, porzioni, sezioni, visioni… Parole, qui. Che aprono porte, scrigni…
        Tutto qui (anche se mi rendo conto che ogni commento apre altre parentesi, a possibili risposte e approfondimenti). E questa è e rimane… casa altrui. Pertanto, con un doveroso cenno di scusa alla “padrona di casa” per la poca creanza con cui in questi giorni ho aggiunto inutili parole a quelle dei suoi scritti (succinte, essenziali, affilate, lapidarie, bastanti…), mi ritiro e saluto entrambi (ovviamente, senza perdervi d vista). 🙂
        Paolo

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  5. ..se parti dal presupposto che coscienza è soggetto di conoscenza, chi osserva non può rientrare nel soggetto osservato a me che non cessi di essere osservatore e diventi esso stesso soggetto osservato…ma anche no

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