-tomìa

Robert Hannaford, Self Portrait

devo scriverti ora: che giaci e attendi , un buon gusto così raro negli ultimi giorni .

devo fissare ora questo letto: la gabbia .

devo fare il taglio dei tuoi capelli, ora: qui sanitariamente parlando, non vanno le onde morbide sul letto bianco, tra monitor siringhe e pompe .

taglio e tolgo: taglio anni tolgo ricordi .

taglio pezzi di vita: il tutto al  prezzo del sorriso silenzioso al  malato e le coltellate al mio stomaco .

devo fissare , ora, le tue mani: mani di vita e della mia essenza.

devo fissare ,ora, questo metro quadrato di fili che ti aggrovigliano al mondo. non più alla vita.

sei incastrato alla vita ma soggiogato dalla morte: come l’amante che non conosci ma ti attrae più della vecchia-cara-moglie:”non fosse per i figli” ti lasceresti andare.

fischi e suoni al posto della voce.

morti in trincea intorno a te ogni giorno. in tutto siete 12 pezzi di ricambio : forse.

12 sospesi in attesa di -giudizio-

devo scriverlo ora , i tuoi occhi appena aperti  dopo un mese,  li intravedo  blu :è cobalto e ha rapito il verde , quello della speranza.

mercoledì, tengo la tua mano  nella mia e gioco con il mio indice attorno all’identità cucita al tuo polso.

luglio: mentre sono  incastrata tra  -le lame del tuo letto- ho gambe di Pinocchio mozze e grezze

tu morivi .

io sono forte in questa trincea: ho messo l’elmetto d’ordinanza non mi scalfirà niente. mi hai cresciuta:retta, ritta,dritta ed oggi è un giovedì caldo di inizio luglio.

tu: testa reclinata a lato e la bava alla bocca che non fa offesa, tubi come collane di poco conto, sacco di escrementi è la sola linfa che da te esce. gambe secche, finite, sfinite: niente del Levriero- Padre- mio-in terra.

ora hai reclinato di poco lo scalpo tuo verso di me: mi fissi, lo so.

ti raccomandi, lo so.

poi  il tuo occhio destro mi lascia- io così vicina a te non ero mai stata-e chiudo quello tuo sinistro.

prima della macchina ho capito.

quella frazione che c’è tra l’anima  e il battito ed è stata solo per noi.

grazie.

 

Artist:  Robert Hannaford, Self Portrait.

9 pensieri riguardo “-tomìa

  1. porca miseria, lasciamelo dire, porca miseria!
    non c’è rigo che non trasudi bellezza e sofferenza.
    queste escissioni, amorevoli tagli a conservare gli affetti,
    tu più veloce della macchina a comprendere l’istante.
    e io che sono padre di una figlia,
    porca miseria!
    ml

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  2. “Gioco con il mio indice attorno all’identità cucita al tuo polso.” E’ una delle cose che avrei voluto scrivere io, mi calza, me la sento addosso come poche cose al mondo. Ma la poesia è forse proprio questo: spoglia e veste con un abito di parole. Stavolta il sarto è proprio bravo

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