l’immutabile

Der Blick Edward B. Gordon, oil on canvas, 2013

dove nascondi la sensuale -tua- donna?

quella  delle conversazioni a filo di vino a filo di logica intorno al filo di lino della tua camicia.

 

dove taci  il -come sei bella- ?

che a te piace e che in te ancora giace , che non sai scacciare dal burbero sguardo che hai dai gesti sgarbati che fai e dai lamenti segreti che dai ai tuoi soli spettatori muti e imparziali .

dove hai messo “la bella donna”? dimmi , perché coltivi quell’erba così prodigiosa e letale?

 

Artist: Edward B. Gordon, oil on canvas, 2013, Der Blick

Controindicazioni 

dalla casa natia porto solo poche cose.

Il pianoforte.

I libri.

Il divano.

Scatti e cornici .

Poi quel raccoglitore a soffietto gonfio e strabordande rivestito a fiori chiuso con un nastro azzurro.

Non lo apro da anni.

Non viaggia con il resto del carico.

Lo posiziono per ultimo, accanto ad alcuni miei libri preziosi accanto a me in macchina.

Sera. Trasloco finito.

Il colpo d’ occhio non è male.

Mi siedo sulla poltrona: sfilo a caso dal contenitore a soffietto:lo so tento la sorte e risveglio la Sibilla!

eccolo il tratto della Tua stilografica data: 02.II.95 (sì  la Sibilla ha decisamente voluto strafare)leggo vorace, apro le lettere una dopo l’ altra, anni d’ amore, di attese e rincorse,di treni e città diverse  e ancora lettere e, amore e promesse e  lauree e il militare e progetti e vacanze e ancora lettere , inchiostro a fiumi,  e poi casa . 

ma anche a casa insieme ci scrivevamo, pensieri, citazioni al risveglio oppure  su post-it gialli gli orari degli aerei :i tuoi arrivi  e le partenze,  i vaccini dei mici, i miei libri preferiti i tuoi e la bottiglia da accompagnarci ….sempre con la stilografica….sorrido… e perdo ore di questa notte a leggerci… 

Fino a ritrovare -il ricordo- il solo che non è scritto con penna stilografica.

Ho perso un figlio  con te e di lì tutto.

Niente più scorreva.

Niente più fluiva come l’ inchiostro sulla carta tra noi.

Lo capisco ora, osservando a tanti anni di distanza.

Attenzione:usare solo inchiostro indelebile.  Oppure non aprire lettere -dal-passato

Artist: Thomas Saliot

p(rendimi) la carne

non sapevo che era l’ultima volta, almeno non consciamente, ma ti graffiavo come mai prima,ti leccavo e assaporavo, ti trattenevo .

tu né bello né intenso né da godere, sempre il solito indecifrabile e trattenuto: il tuo silenzio compresso.

ero al terzo rum, dopo le bollicine e la bottiglia perfetta della cena a due. come sempre.

la tua testa e la tua carne mi stavano bene,mi riempivano : ma il resto non aveva particolari segni di nota.

impegnativo da gestire , difficile da trattenere:perfetto.

dopo uomini più o meno degni del sostantivo,avevi tutto quello che mi faceva dubitare e per questo stavo lì.

appuntamento settimanale, ricarica del settimo giorno. niente visibilità o almeno quella giusta, luogo rinchiuso e protetto, un poco usurato come te, tanta cultura e tanto vissuto.tante donne . ero solo un numero :una tacca in più che alla tua età é degna di nota.

“l’ultima è sempre la meglio”  ti ho strappato durante un ‘orgasmo, e, sicuramente proprio perchè lo avevi  ti piaceva comunicarlo. sentirtelo dire, sentirti addosso ancora quel piacere di carne che si fa desiderare.

a te le donne piacciono e ne hai avute tante.piacciono i loro culi, di me  non so cosa . …ma non certo il mio sedere che non era da ventenne neanche a quell’ età.  

Magari anche tu hai dovuto ridisegnare la tabella delle conquiste, certo anche tu come me hai imparato a godere della testa.io ho goduto solo li.nella mia testa.

troppo impegnata a sedurti e condurti  dove voglio  che non conosci nè riconosci in me la passione. riconosci li schemi noti tu gli adotti ed in quello sono brava: a rimetterti in parole e fiato quello che vuoi.

ma non sai come sono i miei gemiti.

 è perfetto così.sono il contrario del genere probabilmente, ho solo  testa da saper scopare e la vagina è un’accessorio.

mentre pensi di avermi defraudato del mio scettro tenendomi a te come una – nuda-  proprietà : io affilo  i denti per il prossimo morso.sono così.ancora non lo sai.

“esci da questo cerchio di alcool e sesso e parole e intesa e attesa e essere donna dentro un letto ” mi ripetevo ad ogni sorriso caldo che ti offrivo. 

se era  carne che volevi l’ hai avuta. 

Io  ho staccato da me la tua, con l’ultima ceretta e poco dolore. 

M.Carson ( oil on canvas) 




 

 

 

La Polpaccia

la polpaccia arriva con il suo carrellino di felicità farmaceutica. oggi 37 giorni qui. ritmo di vita scandito da un rituale di carrellini e infermieri e psichiatri e colloqui e passi … 75 passi, che vanno dalla porta d’entrata opaca e antirumore, alla fine del corridoio passando davanti la dogana, a metà percorso, dove i due di turno ti guardano anzi ti sondano ti filtrano . non sei una persona: non qui, sei un numero, un letto, un chemioterapico insieme di attese e disattese. oggi 75 passi per almeno 30 minuti, poi la polpaccia mi ha fermata. dice che è inutile che voglia consumare pensieri e calorie in questo modo… calorie? non so, ma sotto i 42 kg sarà dura scendere. i pensieri invece ,quelli da un pochino iniziano di nuovo a fluire. la polpaccia ha la divisa azzurrina a calze contenitive. io un pigiamino da brava bimba e le fasce contenitive penzoloni al lato del letto.  non le usano da 20 forse 22 giorni. lo spicchio di cielo che vedo dalle barre verticali della mia camera mi suggerisce che ci sono cieli diversi in ogni dove e che basta arricciare il naso e spostare lo sguardo per vederli. il pratino fuori, calpestato da noi psichiatrici-bambini-ultra trentenni appare un invito a correre di nuovo in questa prateria di vita: eppure questo pratino incolto, dove invece che fiori ci sono sigarette spente e lacrime lasciate cadere questo pratino dove faccio la prima ora d’aria dopo un mese, mi offre tutto il desiderio di uscire e pensare che posso anche farlo senza chiedere permesso. stamani la polpaccia mi ha detto che ho capelli lunghissimi e belli che dovrei curarli e si è messa a pettinarli. dice che sono bella , lo dice la polpaccia che di parole non ne snocciola tante. sarà vero? allora? la polpaccia ha la faccia -ispida- e il cuore addolcito da un mondo dove le 20 anime che vi abitano sono ridotte a poco più di un grammo di anima e una tonnellata di dolori inermi e inamovibili. la polpaccia sta qui da quanto? 10 anni mi pare mi abbia detto, a portare carrellini di farmaceutica felicità. pillole goccine ancora pillole ancora goccine. la mattina anche la flebo che mette dicendomi sempre che non si capacità di come potessi togliermi il sangue da sola. mi chiede e rispondo con silenzi ancora più muti di quelli di un pappagallo mal addestrato. ho la bocca asciutta da tutti questi farmaci e dalle cazzate che mi sono raccontata per una vita. la polpaccia dice che sono intelligente e uscirò di qui, da questi 75 passi e avrò altri perimetri da impormi. la polpaccia mi dice che se non me la sento devo fermarmi e aspettare e farmi proteggere ancora un pò, curare di sicuro per anni. la polpaccia mi dice che ho un cuore d’angelo dietro una faccia da schiaffi e una testa cocciuta come il marmo. alla polpaccia ho risposto che era peggio un cuore di marmo e un testa con cui fare a schiaffi. la polpaccia non è mamma, non è sposata. la polpaccia forse sparisce dietro il colore lattiginoso della porta d’entrata a fine turno. un ologramma? la polpaccia arriva accanto al Prof. con il codazzo di neo-dottorini-neurini tutti scienza e fantasia. il Prof. ride della mia ossessiva voglia di conoscere gli indici che scandiscono il mio disturbo. la polpaccia e il prof si fermano più a lungo qui da me, che non dagli altri. il Prof. e la polpaccia insistono che la mia intelligenza è la prima cosa con cui debbono lottare quotidianamente e sorridono… (secondo me la polpaccia e il Prof. mi prendono per il culo). la polpaccia stamani mi ha detto che la cura è cambiata , che sono troppo reattiva. allora ho metodicamente contato i farmaci: potrei mettere al lotto numeri e  dosaggi. stamani N. è andata via. trasferita . quindi è la terza compagna che perdo . qui come in un labirinto mal pensato deove se ti perdi non ti ritrovi più. qui in questo angolo ultimo esterno, del Santa Chiara, a ridosso di una “Piazza dei Miracoli” che ne ascolta tanti, e,  ne esaudisce pochi: qui da questa camera, la sera guardo quella chiesa e parlo con chi non ha medicine da offrirmi ma orecchio da tendere ai miei lamenti muti.

(ottobre 2005 ,pomeriggio, tavolino del corridoio, psichiatria, reparto chiuso, tra i 75 passi)
– painting by artist: Edward Minoff/USA-

due memorie

Prima di dormire due considerazioni: la notizia dell’ accoltellamento del padre per mano del figlio, come scritto su giornali e media vari mi ha fatto male.scoprire dalle aride note stampa di un mio collega che agisce così  alza il velo della tristezza e umana distorsione mentale. I giudizi le valutazioni a posteriori sono sempre inadeguate e aggiungono disumanità ad un gesto nato nei buchi affettivi e mentali di cui spesso non ci curiamo. magari lasciandolo a margine e magari trovandoci da ridere di quelle -diversità- degli “altri” che bolliamo “solo” come strani/ stupidi/ asociali.era pericoloso era vicino era isolato  quindi ancora più pericoloso.oppure noi eravamo un branco, un branco d’imbecilli presi a guardare le sue puttanate e bollarle solo di sorrisi e finte risate….che dello scemo non ride di gusto mai nessuno…ma attenzione , perché spesso la radice dell’ odio è più vicina e netta di quanto si creda.solito a dirsi “il prossimo” sei tu rispetto a me.

Seconda considerazione, quando una malattia colpisce chi hai amato e per ragioni di stima e affetto senti ancora vicino, la livella delle cose torna in asse e ti chiedi come puoi essere vicino, supportare, in un certo senso dargli ancora amore come animo di vita e forza.
Chi non c’e’ quando hai bisogno non c’è mai stato.
Esserci non è sempre facile e tenere la mano tesa comporta dei rischi . Perché del dolore altrui , io almeno , ne sento sempre un po’ e ne soffro infondo molto.quindi cosa si fa e come si vive la separazione unita dal vincolo di questo dolore, del rischio, della perdita.come si fa?
Al netto della giornata ho due dolori diversi e profondi : l’ inadeguatezza della società a capire e curare i soggetti a rischio, la mancanza a dare amore e forza a chi merita (non per spirito caritatevole) e questo perché si diventa tanto aridi da non trovare più slancio e parole da offrire.

sì, parole, le parole che ti ho detto e  magari ti hanno ucciso  prima del tuo tumore?

oppure tu, alla fine il tuo slancio da -mostro-  perverso di natura e profondo come i fendenti  nel corpo di tuo padre chi  può dirlo se  la famiglia ti ucciso  prima del tuo “tentato omicidio”?

chissà -il prima- cosa genera sul -il dopo-

Artist: Frantisek Kupka “the yellow ” oil portrait