le tue debolezze sono una prova della mia forza.

la mia debolezza è il -tic – di svariate paure.

la tua forza è colmarmi nelle mie debolezze:mi piacciono le parole che -cadono- nei  buchi della mia vita.

ti  fermo e confino al mio lato -sei il potenziale dolore –  tu, tuttavia, muovi i passi nel buio e proponi  di bagnarsi a riva: fidarsi  del mare che lambisce “la notte”.

qui, incauta, ti abbraccio. 

 


Artist:  Mark Demsteader,painting

3 pensieri su “potenzialità 

  1. Mi è piaciuto il modo in cui hai descritto quella linea di confine, il limite oscuro (il mare sulla battigia, la notte), la linea d’ombra, mobile, suadente, che carezza e culla, sulla quale si indugia con piacere e timore; l’irragionevole, dolce, senso e desiderio di abbandono e resa – contro se stessi, cui infine si cede.

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      1. Il finale non è uguale per tutti. Ed è un bene. Si può benissimo non cedere. Se non cedi, poiché la consapevolezza che farlo fosse un errore, direi che a priori è un bene. Lo scenario del poi non lo conosco così bene, o non lo ricordo, dato che, personalmente, mi è capitato di cedere. Posso provare a immaginarlo. Rimpianti e rimorsi, in fondo, ci sono in entrambi i casi. Il senso di macchia, il deragliamento implicito nell’errore, però, sono cocci con cui si fanno i conti a lungo. Nel caso di chi non cede, forse, il lavorio del tempo lenisce. Diversamente, invece, credo possa acuire.

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