
hai l’aria contrita e contratta, le mani segnate e mai ferme, le gambe si muovono come le corde del miglior primo violino alla ripresa vibrante è l’Estate di Vivaldi.
hai fiumi di parole che se lascio cadere ai lati del perimetro non fanno altro che il loro dovere : costruire il tuo personaggio e allontanare la tua persona.
hai gambe forti :quelle di chi si è -piegato- tante volte pronto a saltare e ha fatto stazza delle sua forma. hai la pianta del piede -ferma- uno statuario David che mi dice “non mi muovo, non mi smuovi”.
hai l’addome contratto, per cosa e da quanto trattieni le tue viscere ? e ti lasci mai , mi chiedo, andare al gesto che fai dell’amore o perdi anche lì qualcosa del piacere ,e, le labbra che serri e la voce che soffochi sono per non gratificarmi o per punirti?
il piacere totale è solo nelle parole del-dopo-?
hai mai il richiamo dell’amore, senza le congetture, le prestazioni , le attese, hai mai il semplice dirsi :prendiMI, tieniMI, amaMI ? AMA-ME?
hai la bocca carnosa e, nascosta, un piccolo taglio dietro i tuoi baffi , e, piccoli sorrisi che escono come fessure mai pronte a voler prendere luce.
hai dolori chiusi e intrisi e non li lasci andare via .li rincorri se escono piano piano. torni a prenderli come un mercante all’asta. pronto a pagare anche il prezzo più alto: non puoi ceder qualcosa a qualcuno anche se si tratta di un orribile ornamento.
quanto -balla- quella tua testa e tutto quel corpo che -hai- tutta quella vita che hai, tutto quel passato che hai e non lasci mai far rotolare via: solo un pò, come il pelo appallottolato agli angoli delle porte e sotto i mobili come fa il vento quando si apre la finestra.
tutto balla – staticamente – da anni sulle – solite- incerte – sicurezze – e nel gioco che fai delle tue mani mai ferme.
poi arriva la notte e ci sono le tue mani serrate :guardandoti riposare mi chiedo “cosa hai da trattenere ” ancora oggi con le tue mani adulte nel gesto tipico dei bambini?
momenti di solo te.essenza. tu sei.
appoggio il capo vicino al tuo respiro: sorrido. i tuoi gatti intorno a noi, muti osservatori approvano le carezze leggere ai tuoi folti capelli.
qualcosa vi dono con la mia orchestra di suoni e sorrisi e profumi e cibi e vini : forse la chiamerei vita nuova.
poi mattina: hai l’asta dei tuoi preziosissimi dolori.
moto perpetuo che riparte.
corazza.
armatura.
hai la forza.
io non servo.
non è una colpa.
è una constatazione.
Artist: Jarek Puczel Olsztyn-Lovers-
Questo sentire del corpo, l’assenza della cultura, delle idee, dei simboli che lo dominano svilendolo lo trovo straordinario. Ed è de/scritto straordinariamente bene
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Quando si deve perdere il sentimento si finisce così immagino
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penso anche io, ma nel corpo passa tutto e questo mi piace. Il sentimento passa da là e tu lo hai raccontato molto bene. Buone feste 🙂
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Bellissimo!
Le parole che a fiumi costruiscono simulacri e allontanano il sentire, l’esserci. Quel notturno osservare. Un corpo inerme e pur sempre succube, dominato. Nel ritmo del brano, quel passaggio, che rallenta, dilata, condensa, e’ il mio preferito.
C’è forza e verità. Da lì la bellezza.
Leggere è un piacere.
P.
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Se non fosse che fa tanto male….
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Lo so.
E’ il prezzo. Se così si può dire.
Il piacere è solo nostro.
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quanta intensità nelle parole e quanta fredda precisione nello sguardo.
hai scritto con la penna e il bisturi.
piaciuto
ml
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chirurgica ?
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senza dubbio
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e pensare che ne descrivo uno
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splendido…..
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