Ibiza

From Pinterest-unknown author-

lascio l’isola che so ancora di sale e di sole

incontro un’amica: quelle persone vissute nell’ altra vita, quella delle decine accoppiate.

parole sorrisi abbracci sinceri -persi ai tempi e chissà perché-

parole di donne-danni- anni

salpo al tramonto e lascio la notte a chi ancora deve viverla giovane

mi concedo el atardecer en la bahía de Ibiza

giovane bionda

Картина маслом «Нежность»
Картина маслом,девушка, плечо ,цветы

la ragazza ha capelli lunghi biondi

gli amici intorno, come frontiera, sembrano agenti in borghese e la proteggono: da se stessa.

lei beve ride parla si muove beve si muove ride: un circolo vizioso .

lei è una “macchietta” e fa a cazzotti con l’angelica bellezza.

-ricordi irrompono-

-anni distanti, momenti distinti-

[aperitivi di cortesia per il pedaggio al tormento]

-è mattina… lo specchio mi guarda-

“Basta!”

ora, a te, auguro “quel” mattino giovane ragazza bionda : e cura di cose semplici .

spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas

La Polpaccia

la polpaccia arriva con il suo carrellino di felicità farmaceutica. oggi 37 giorni qui. ritmo di vita scandito da un rituale di carrellini e infermieri e psichiatri e colloqui e passi … 75 passi, che vanno dalla porta d’entrata opaca e antirumore, alla fine del corridoio passando davanti la dogana, a metà percorso, dove i due di turno ti guardano anzi ti sondano ti filtrano . non sei una persona: non qui, sei un numero, un letto, un chemioterapico insieme di attese e disattese. oggi 75 passi per almeno 30 minuti, poi la polpaccia mi ha fermata. dice che è inutile che voglia consumare pensieri e calorie in questo modo… calorie? non so, ma sotto i 42 kg sarà dura scendere. i pensieri invece ,quelli da un pochino iniziano di nuovo a fluire. la polpaccia ha la divisa azzurrina a calze contenitive. io un pigiamino da brava bimba e le fasce contenitive penzoloni al lato del letto.  non le usano da 20 forse 22 giorni. lo spicchio di cielo che vedo dalle barre verticali della mia camera mi suggerisce che ci sono cieli diversi in ogni dove e che basta arricciare il naso e spostare lo sguardo per vederli. il pratino fuori, calpestato da noi psichiatrici-bambini-ultra trentenni appare un invito a correre di nuovo in questa prateria di vita: eppure questo pratino incolto, dove invece che fiori ci sono sigarette spente e lacrime lasciate cadere questo pratino dove faccio la prima ora d’aria dopo un mese, mi offre tutto il desiderio di uscire e pensare che posso anche farlo senza chiedere permesso. stamani la polpaccia mi ha detto che ho capelli lunghissimi e belli che dovrei curarli e si è messa a pettinarli. dice che sono bella , lo dice la polpaccia che di parole non ne snocciola tante. sarà vero? allora? la polpaccia ha la faccia -ispida- e il cuore addolcito da un mondo dove le 20 anime che vi abitano sono ridotte a poco più di un grammo di anima e una tonnellata di dolori inermi e inamovibili. la polpaccia sta qui da quanto? 10 anni mi pare mi abbia detto, a portare carrellini di farmaceutica felicità. pillole goccine ancora pillole ancora goccine. la mattina anche la flebo che mette dicendomi sempre che non si capacità di come potessi togliermi il sangue da sola. mi chiede e rispondo con silenzi ancora più muti di quelli di un pappagallo mal addestrato. ho la bocca asciutta da tutti questi farmaci e dalle cazzate che mi sono raccontata per una vita. la polpaccia dice che sono intelligente e uscirò di qui, da questi 75 passi e avrò altri perimetri da impormi. la polpaccia mi dice che se non me la sento devo fermarmi e aspettare e farmi proteggere ancora un pò, curare di sicuro per anni. la polpaccia mi dice che ho un cuore d’angelo dietro una faccia da schiaffi e una testa cocciuta come il marmo. alla polpaccia ho risposto che era peggio un cuore di marmo e un testa con cui fare a schiaffi. la polpaccia non è mamma, non è sposata. la polpaccia forse sparisce dietro il colore lattiginoso della porta d’entrata a fine turno. un ologramma? la polpaccia arriva accanto al Prof. con il codazzo di neo-dottorini-neurini tutti scienza e fantasia. il Prof. ride della mia ossessiva voglia di conoscere gli indici che scandiscono il mio disturbo. la polpaccia e il prof si fermano più a lungo qui da me, che non dagli altri. il Prof. e la polpaccia insistono che la mia intelligenza è la prima cosa con cui debbono lottare quotidianamente e sorridono… (secondo me la polpaccia e il Prof. mi prendono per il culo). la polpaccia stamani mi ha detto che la cura è cambiata , che sono troppo reattiva. allora ho metodicamente contato i farmaci: potrei mettere al lotto numeri e  dosaggi. stamani N. è andata via. trasferita . quindi è la terza compagna che perdo . qui come in un labirinto mal pensato deove se ti perdi non ti ritrovi più. qui in questo angolo ultimo esterno, del Santa Chiara, a ridosso di una “Piazza dei Miracoli” che ne ascolta tanti, e,  ne esaudisce pochi: qui da questa camera, la sera guardo quella chiesa e parlo con chi non ha medicine da offrirmi ma orecchio da tendere ai miei lamenti muti.

(ottobre 2005 ,pomeriggio, tavolino del corridoio, psichiatria, reparto chiuso, tra i 75 passi)
– painting by artist: Edward Minoff/USA-

due memorie

Prima di dormire due considerazioni: la notizia dell’ accoltellamento del padre per mano del figlio, come scritto su giornali e media vari mi ha fatto male.scoprire dalle aride note stampa di un mio collega che agisce così  alza il velo della tristezza e umana distorsione mentale. I giudizi le valutazioni a posteriori sono sempre inadeguate e aggiungono disumanità ad un gesto nato nei buchi affettivi e mentali di cui spesso non ci curiamo. magari lasciandolo a margine e magari trovandoci da ridere di quelle -diversità- degli “altri” che bolliamo “solo” come strani/ stupidi/ asociali.era pericoloso era vicino era isolato  quindi ancora più pericoloso.oppure noi eravamo un branco, un branco d’imbecilli presi a guardare le sue puttanate e bollarle solo di sorrisi e finte risate….che dello scemo non ride di gusto mai nessuno…ma attenzione , perché spesso la radice dell’ odio è più vicina e netta di quanto si creda.solito a dirsi “il prossimo” sei tu rispetto a me.

Seconda considerazione, quando una malattia colpisce chi hai amato e per ragioni di stima e affetto senti ancora vicino, la livella delle cose torna in asse e ti chiedi come puoi essere vicino, supportare, in un certo senso dargli ancora amore come animo di vita e forza.
Chi non c’e’ quando hai bisogno non c’è mai stato.
Esserci non è sempre facile e tenere la mano tesa comporta dei rischi . Perché del dolore altrui , io almeno , ne sento sempre un po’ e ne soffro infondo molto.quindi cosa si fa e come si vive la separazione unita dal vincolo di questo dolore, del rischio, della perdita.come si fa?
Al netto della giornata ho due dolori diversi e profondi : l’ inadeguatezza della società a capire e curare i soggetti a rischio, la mancanza a dare amore e forza a chi merita (non per spirito caritatevole) e questo perché si diventa tanto aridi da non trovare più slancio e parole da offrire.

sì, parole, le parole che ti ho detto e  magari ti hanno ucciso  prima del tuo tumore?

oppure tu, alla fine il tuo slancio da -mostro-  perverso di natura e profondo come i fendenti  nel corpo di tuo padre chi  può dirlo se  la famiglia ti ucciso  prima del tuo “tentato omicidio”?

chissà -il prima- cosa genera sul -il dopo-

Artist: Frantisek Kupka “the yellow ” oil portrait