la tua fossa


quando ti ho perso con le tue spoglie il mondo  si è ibernato

i mesi hanno fatto da cemento alla massiccia struttura: ogni lutto apre un fronte di dolori .

ho osservato le maniglie del feretro:  legno chiaro levigato . ho pensato al peso, sopportato, da chi ti ha trasportato: eri a spalla di qualcuno che ha fatto presenza solo a tratti nella tua vita . Io  per la prima volta, camminavo  dietro a te incapace di stare nel tuo solco.

la corda ti ha calato nel fosso: poi è  rimasta  lì , incastrata, come a voler tenere congiunte le cose in basso e quelle in alto.

ho affondato le mie mani nel-tuo- cemento:ho lasciato  un saluto impresso vicino al tuo legno ma lontano per entrambe.

sul prato cresciuto sopra i due metri quadrati che ti coprono mi vorrei  stendere e guardare il cielo: insieme.

ti ho omaggiato con le note di una sola  tromba:un “lucean le stelle” come -ritirata-.

l’abbandono più grande non ha niente a che fare con il vuoto:la tua fossa, mi hai reso -piena- di ogni emozione .
Artist:Jean Beraud- after the misdeed- oil

-tomìa

Robert Hannaford, Self Portrait

devo scriverti ora: che giaci e attendi , un buon gusto così raro negli ultimi giorni .

devo fissare ora questo letto: la gabbia .

devo fare il taglio dei tuoi capelli, ora: qui sanitariamente parlando, non vanno le onde morbide sul letto bianco, tra monitor siringhe e pompe .

taglio e tolgo: taglio anni tolgo ricordi .

taglio pezzi di vita: il tutto al  prezzo del sorriso silenzioso al  malato e le coltellate al mio stomaco .

devo fissare , ora, le tue mani: mani di vita e della mia essenza.

devo fissare ,ora, questo metro quadrato di fili che ti aggrovigliano al mondo. non più alla vita.

sei incastrato alla vita ma soggiogato dalla morte: come l’amante che non conosci ma ti attrae più della vecchia-cara-moglie:”non fosse per i figli” ti lasceresti andare.

fischi e suoni al posto della voce.

morti in trincea intorno a te ogni giorno. in tutto siete 12 pezzi di ricambio : forse.

12 sospesi in attesa di -giudizio-

devo scriverlo ora , i tuoi occhi appena aperti  dopo un mese,  li intravedo  blu :è cobalto e ha rapito il verde , quello della speranza.

mercoledì, tengo la tua mano  nella mia e gioco con il mio indice attorno all’identità cucita al tuo polso.

luglio: mentre sono  incastrata tra  -le lame del tuo letto- ho gambe di Pinocchio mozze e grezze

tu morivi .

io sono forte in questa trincea: ho messo l’elmetto d’ordinanza non mi scalfirà niente. mi hai cresciuta:retta, ritta,dritta ed oggi è un giovedì caldo di inizio luglio.

tu: testa reclinata a lato e la bava alla bocca che non fa offesa, tubi come collane di poco conto, sacco di escrementi è la sola linfa che da te esce. gambe secche, finite, sfinite: niente del Levriero- Padre- mio-in terra.

ora hai reclinato di poco lo scalpo tuo verso di me: mi fissi, lo so.

ti raccomandi, lo so.

poi  il tuo occhio destro mi lascia- io così vicina a te non ero mai stata-e chiudo quello tuo sinistro.

prima della macchina ho capito.

quella frazione che c’è tra l’anima  e il battito ed è stata solo per noi.

grazie.

 

Artist:  Robert Hannaford, Self Portrait.

spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas