
hai la camicia inamidata: perfetta e cifrata , come la cravatta che tocchi metodicamente più per scacciare l’imbarazzo che per la reale preoccupazione del nodo.
hai moglie e due figlie: e mi hai appena invitata a cena.
il tavolo apparecchiato e il vino servito sono perfetti:quasi come la tua ossessiva precisione e puntigliosità quel-tuo-tutto-insieme talmente raffinato e elegante da lasciarmi un pò stordita. lo ammetto.
“ho famiglia, ma ho molti soldi” mi dici fissando dal lato destro del tuo calice, la mano sinistra mia libera da vincoli.
lo sguardo tuo buca : sei abituato a vincere.
si vede. lo sappiamo .
sono incerta in questa conversazione, non per gli argomenti ma per per la sostanza che voglio dargli: resto?scappo? approfitto come non mai? potrei. qui c’è davvero tanto da prendere a mani basse e lo stai mettendo al centro in modo così elegante che non pare neppure una mercificazione.
caffè e sigaro: ti sorprende che lo fumi con maggior maestria della tua.
poi scanso l’equivoco: ti sorprendo, di nuovo. sono una mite cenerentola che abbozza un “devo rientrare” ancora prima della mezza.
ti sorprendi, lo vedo bene , perché avvolta dal tanto tuo denaro dall’indubbio fascino e da un profumo che sedurrebbe anche chi è privo di olfatto, io, mi rendo cauta e ti saluto .
la mia lo so non è un vittoria, non è onestà: è solo per paura.
Artist: Rene Magritte, The return of the flame, oil
Inizio a nutrire l’esigenza – tutta mia e ingiustificata, insulsa – di vedere questi tuoi “personaggi” prendere più spazio e forma. Respiro, racconto. Poterli seguire in una successioni di eventi e situazioni.
Ma va bene anche così. Queste pennellate a immortalare un attimo, una riflessione, un ricordo; questi “fotogrammi” sono quanto mai efficaci.
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Tu dici?
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Dico sì, nel senso che questi tuoi “quadri” mi fan sentire nostalgia per quei romanzi in grado di restituire un interessante, mortificante (per puro realismo, non denigrazione, senza accenno a una morale) spaccato di una società, o di una parte. Quella “borghesia” abbiente e deplorevole, se vuoi. Più semplicemente, il modus vivendi di taluni. Ecco, in tal senso provo il desiderio di leggere ancora. Per il gusto di veder mettere in luce, in tutta la loro miseria (compassionevole, anche, se vogliamo) atteggiamenti, agiti, pulsioni e paradigmi di chi tale “miseria” o “povertà” (d’animo) pare proprio non avvertirla.
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PS.
Come sempre parlo in qualche modo di “narrazione”, di “letteratura”, se vuoi. Scindendo l’atto di trascrivere dal vivere di chi ne è soggetto. E’ il mio approccio: pensare e fingere che non abbastanza o non troppo di noi scenda sulla pagina.
E così facendo sfioro in modo inadeguato e inesperto il tema (letterario) dell’assenza o meno di un giudizio morale nel “realismo” (mi vengono in mente Balzac, Zola, Verga – mere reminiscenze scolastiche) cui faccio cenno. Se ne potrebbe parlare. Dell’autenticità di quel freddo intento “sezionatore”. Della neutralità del mettere a nudo (scattare una foto può pur sempre essere una denuncia…).
Ma vado fuori tema.
E ho la sensazione che il mio e il tuo approccio allo scrivere (e condividere) siano diversi. Il che fa di tutto questo un discorso assolutamente sterile, mentre dà alle tue parole un incarnato e un palpito (lacrime, sudore e sangue) che non ammettono simili dissertazioni…
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credo di averlo già detto. scrivo di me, di un vissuto recente o non (ma questo non fa differenza).scrivo come metodo per tirare fuori e espiare magari certe colpe , sicuramente la colpa di percepire in anticipo certi “vezzi” certe crude acidità dell’uomo e lasciare tuttavia che questi, si accomodino anche nella mia vita. scrivo sempre di getto, alle volte non so neppure dove finirò con il pensiero e le considerazioni. quando ho iniziato non sapevo nemmeno come poteva qualcuno commentare, leggere o condividere stati d’animo e idee . poi quasi miracolosamente sono arrivati dei segni di approvazione/condivisione a quello che scrivo e, tutto ha iniziato a diventare quasi diverso. l’unicità è diventata moltitudine e, ogni commento e parola prendeva la via del-buon consiglio- . ancora resto sorpresa per la capacità di comprendere che tu/voi avete rispetto a quello che scrivo, e ringrazio per lo stimolo a fare, a esporre, anche le debolezze e le perdite umane: i lutti che sono insiti in ognuno. grazie
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La fuga tempestiva è la miglior strategia, Cenerentola docet 😉
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Cenerentola tutta la vita…. ma i topini restano topini a casa mia
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Non è passata la Fata Madrina ?
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ostentare denaro con eleganza è quasi una contraddizione in termini.
bene ha fatto questa Cenerentola ad averne paura.
ml
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Volete un po’ bene a questa Cenerentola. La tenete a cuore….
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Mi ha ricordato, questa tua storia, una sera che nell’albergo dove alloggiavo davano una serata danzante. Un signore mi si è avvicinato per invitarmi a ballare dicendo: Sono molto ricco.
Ha ottenuto l’effetto non desiderato perché ho voltato le terga e l’ho lasciato lì con la sua ricchezza.
Eletta
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Non è che a girar sempre le spalle poi ci troviamo in un Torre inaccessibile ? (Domanda riflessione)
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No, dipende a chi giri le spalle. Io le ho dritte e la schiena eretta. Non mi abbasso per gli omuncoli che hanno bisogno di sventolare la ricchezza come bene primario. Non ho mai accettato compromessi e ho sempre pagato il dovuto per questa mia scelta. In un uomo cerco la sostanza, qualora ve ne sia, e non l’apparenza. Perché è questo che io dono.
Eletta
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Ma liberté
Ma liberté
Longtemps je t’ai gardée
Comme une perle rare
Ma liberté
C’est toi qui m’as aidé
À larguer les amarres
Pour aller n’importe où
Pour aller jusqu’au bout
Des chemins de fortune
Pour cueillir en rêvant
Une rose des vents
Sur un rayon de lune
Ma liberté
Devant tes volontés
Mon âme était soumise
Ma liberté
Je t’avais tout donné
Ma dernière chemise
Et combien j’ai souffert
Pour pouvoir satisfaire
Tes moindres exigences
J’ai changé de pays
J’ai perdu mes amis
Pour gagner ta confiance
Ma liberté
Tu as su désarmer
Toutes mes habitudes
Ma liberté
Toi qui m’as fait aimer
Même la solitude
Toi qui m’as fait sourire
Quand je voyais finir
Une belle aventure
Toi qui m’as protégé
Quand j’allais me cacher
Pour soigner mes blessures
Ma liberté
Pourtant je t’ai quittée
Une nuit de décembre
J’ai déserté
Les chemins écartés
Que nous suivions ensemble
Lorsque sans me méfier
Les pieds et poings liés
Je me suis laissé faire
Et je t’ai trahie pour
Une prison d’amour
Et sa belle geôlière
Et je t’ai trahie pour
Une prison d’amour
Et sa belle geôlière
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Voilà!
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La libertè c’est moi!
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