cifre

 

Rene Magritte, the return of the flame, oil

 

hai la camicia inamidata: perfetta e cifrata , come la cravatta che tocchi metodicamente più per scacciare l’imbarazzo che per la reale preoccupazione del nodo.

hai moglie e due figlie: e mi hai appena invitata a cena.

il tavolo apparecchiato e il vino servito sono perfetti:quasi come la tua ossessiva precisione e puntigliosità quel-tuo-tutto-insieme talmente raffinato e elegante da lasciarmi un pò stordita. lo ammetto.

“ho famiglia,  ma ho molti soldi” mi dici fissando dal lato destro del tuo calice,  la mano sinistra mia libera da vincoli.

lo sguardo tuo buca : sei abituato a vincere.

si vede. lo sappiamo .

sono incerta in questa conversazione, non per gli argomenti ma  per per la sostanza che voglio dargli: resto?scappo? approfitto come non mai? potrei. qui c’è davvero tanto da prendere a mani basse e lo stai mettendo al centro in modo così elegante che non pare neppure una mercificazione.

caffè e sigaro: ti sorprende che lo fumi con maggior maestria della tua.

poi scanso l’equivoco: ti sorprendo, di nuovo. sono una mite cenerentola che abbozza un “devo rientrare” ancora prima della mezza. 

ti sorprendi,  lo vedo bene , perché avvolta dal tanto tuo denaro dall’indubbio fascino  e da un profumo che sedurrebbe anche chi è  privo di olfatto, io,  mi rendo cauta e ti saluto .

la mia lo so non è un  vittoria, non è onestà: è solo per paura.

 

Artist: Rene Magritte, The return of the flame, oil

 

 

16 pensieri riguardo “cifre

  1. Inizio a nutrire l’esigenza – tutta mia e ingiustificata, insulsa – di vedere questi tuoi “personaggi” prendere più spazio e forma. Respiro, racconto. Poterli seguire in una successioni di eventi e situazioni.
    Ma va bene anche così. Queste pennellate a immortalare un attimo, una riflessione, un ricordo; questi “fotogrammi” sono quanto mai efficaci.

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      1. Dico sì, nel senso che questi tuoi “quadri” mi fan sentire nostalgia per quei romanzi in grado di restituire un interessante, mortificante (per puro realismo, non denigrazione, senza accenno a una morale) spaccato di una società, o di una parte. Quella “borghesia” abbiente e deplorevole, se vuoi. Più semplicemente, il modus vivendi di taluni. Ecco, in tal senso provo il desiderio di leggere ancora. Per il gusto di veder mettere in luce, in tutta la loro miseria (compassionevole, anche, se vogliamo) atteggiamenti, agiti, pulsioni e paradigmi di chi tale “miseria” o “povertà” (d’animo) pare proprio non avvertirla.

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      2. PS.
        Come sempre parlo in qualche modo di “narrazione”, di “letteratura”, se vuoi. Scindendo l’atto di trascrivere dal vivere di chi ne è soggetto. E’ il mio approccio: pensare e fingere che non abbastanza o non troppo di noi scenda sulla pagina.
        E così facendo sfioro in modo inadeguato e inesperto il tema (letterario) dell’assenza o meno di un giudizio morale nel “realismo” (mi vengono in mente Balzac, Zola, Verga – mere reminiscenze scolastiche) cui faccio cenno. Se ne potrebbe parlare. Dell’autenticità di quel freddo intento “sezionatore”. Della neutralità del mettere a nudo (scattare una foto può pur sempre essere una denuncia…).
        Ma vado fuori tema.
        E ho la sensazione che il mio e il tuo approccio allo scrivere (e condividere) siano diversi. Il che fa di tutto questo un discorso assolutamente sterile, mentre dà alle tue parole un incarnato e un palpito (lacrime, sudore e sangue) che non ammettono simili dissertazioni…

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        1. credo di averlo già detto. scrivo di me, di un vissuto recente o non (ma questo non fa differenza).scrivo come metodo per tirare fuori e espiare magari certe colpe , sicuramente la colpa di percepire in anticipo certi “vezzi” certe crude acidità dell’uomo e lasciare tuttavia che questi, si accomodino anche nella mia vita. scrivo sempre di getto, alle volte non so neppure dove finirò con il pensiero e le considerazioni. quando ho iniziato non sapevo nemmeno come poteva qualcuno commentare, leggere o condividere stati d’animo e idee . poi quasi miracolosamente sono arrivati dei segni di approvazione/condivisione a quello che scrivo e, tutto ha iniziato a diventare quasi diverso. l’unicità è diventata moltitudine e, ogni commento e parola prendeva la via del-buon consiglio- . ancora resto sorpresa per la capacità di comprendere che tu/voi avete rispetto a quello che scrivo, e ringrazio per lo stimolo a fare, a esporre, anche le debolezze e le perdite umane: i lutti che sono insiti in ognuno. grazie

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  2. Mi ha ricordato, questa tua storia, una sera che nell’albergo dove alloggiavo davano una serata danzante. Un signore mi si è avvicinato per invitarmi a ballare dicendo: Sono molto ricco.
    Ha ottenuto l’effetto non desiderato perché ho voltato le terga e l’ho lasciato lì con la sua ricchezza.
    Eletta

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  3. No, dipende a chi giri le spalle. Io le ho dritte e la schiena eretta. Non mi abbasso per gli omuncoli che hanno bisogno di sventolare la ricchezza come bene primario. Non ho mai accettato compromessi e ho sempre pagato il dovuto per questa mia scelta. In un uomo cerco la sostanza, qualora ve ne sia, e non l’apparenza. Perché è questo che io dono.
    Eletta

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  4. Ma liberté
    Ma liberté
    Longtemps je t’ai gardée
    Comme une perle rare
    Ma liberté
    C’est toi qui m’as aidé
    À larguer les amarres
    Pour aller n’importe où
    Pour aller jusqu’au bout
    Des chemins de fortune
    Pour cueillir en rêvant
    Une rose des vents
    Sur un rayon de lune

    Ma liberté
    Devant tes volontés
    Mon âme était soumise
    Ma liberté
    Je t’avais tout donné
    Ma dernière chemise
    Et combien j’ai souffert
    Pour pouvoir satisfaire
    Tes moindres exigences
    J’ai changé de pays
    J’ai perdu mes amis
    Pour gagner ta confiance

    Ma liberté
    Tu as su désarmer
    Toutes mes habitudes
    Ma liberté
    Toi qui m’as fait aimer
    Même la solitude
    Toi qui m’as fait sourire
    Quand je voyais finir
    Une belle aventure
    Toi qui m’as protégé
    Quand j’allais me cacher
    Pour soigner mes blessures

    Ma liberté
    Pourtant je t’ai quittée
    Une nuit de décembre
    J’ai déserté
    Les chemins écartés
    Que nous suivions ensemble
    Lorsque sans me méfier
    Les pieds et poings liés
    Je me suis laissé faire
    Et je t’ai trahie pour
    Une prison d’amour
    Et sa belle geôlière

    Et je t’ai trahie pour
    Une prison d’amour
    Et sa belle geôlière

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