tra la conoscenza e la scienza passa un soffio
tra il vedere e il guardare, rimangono segni profondi.
hai guardato con scienza la mia -figura – poi hai trasformato in un soffio quel “giuramento” in un – non senso- mostrandomi la povertà di un animo.
tu hai visto. io ho guardato.
Artist: Robert Hannaford, self-portrait, oil on canvas.

Buongiorno, spero sia questa, una giornata serena per te, e sempre grazie a te devo approfondire questo interessante artista, non conoscevo Hannaford!
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Buon pomeriggio. Sospettavo ti avrebbe colpito.
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Seguo alcuni ritrattisti dalla diversa visione artistica come Casey Baugh o Francis Vallejo, ma Hannaford non lo conoscevo, giuro! 🙂
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Da gustare con calma. Sorseggiare come un buon whisky.
Torna “lui”. Interessante. [Della tela: non mi ero sbagliato; il maschile, s’impone]
Magari ne “parleremo”.
A presto,
P.
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Questo segue il ritratto dell’ ‘ altro, senza il particolare della – stomia- trovo questi suoi ritratti imponenti e crudi. Violenti.
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Esatto. Questo, se vuoi, un po’ meno. Ma la distanza aiuta. Per me è geniale. Non l’ho decodificato, né sento il bisogno di farlo. Non ce n’è bisogno, anche se il dettaglio è perfettamente pensato e curato. Come dici, arriva tutto come uno schiaffo. L’essere maschile, incurante, imponente, spavaldo, ignorante, fallico. Si sente il respiro, l’odore della pelle, del sudore. L’essenza animale. Mischiata in umore alla capacità, al genio creativo, alla nuda veridicità della rappresentazione. “Questo io sono, non altro. Non fingo.” Nell’altro autoritratto ho trovato una sensualità ferina e violenta, sì, ma ancor più sfacciata e provocatoria. Il nudo integrale, i guanti. Le bene degli avambracci, gonfie. Lo sguardo. L’inquadratura dal basso. La stomìa che pare freccia nel costato, nel ventre. Un san sebastiano laico, forse laido, o semplicemente realista, incurante, che non si vergogna del proprio stato di necessità. E quella colonna alle spalle… forme e simboli che si richiamano, che s’addensano su un’unica viscerale certezza e materialità. Un solo fondamento “portante”, il baricentro, appunto. In termini di esistenza, identità, aspirazione, vita.
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PS. Questa tua poesia, questo porre l’accento e il dubbio (di senso) su un rapporto che dovrebbe fornire analisi-visione, ma anche supporto (forse), aiuto, miglioramento; e invece delude, disillude, svanisce, fallisce, cade. Mi piace molto, lo sento vero. In un soffio le posizioni si ribaltano e chi aveva bisogno di aiuto si ritrova e dipingere la misera condizione del soccorritore.
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Quando chi ti deve dar risposte si tira indietro e tu le aspetti come assetato aspetta acqua nel deserto …. come vedresti dopo quel tuo dromedario scarico e scarno volutamente fuori posto? O No?
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Sono assolutamente d’accordo.
E’ la perdita di fiducia. E l’effetto devastante che questo ha su di un rapporto.
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