sorte

è come la sorte o come un sortilegio .
è come l’orgasmo mancato o il bacio rubato dietro le spalle del mondo

è come l’ultimo metro a corsa quanto spezzi il fiato e riesci ad allungare la falcata

è come la bottiglia di vino bianco  che arriva sinuosa muovendosi  nel ghiaccio. 

è come la cenere che cade a terra mentre rapito da parole seguì altro  

è come la carne calda vicina nel letto freddo in un pomeriggio d’inverno 

è come buttare la testa indietro e ridere a bocca aperta mostrando l’orgoglio dei denti bianchi

è come la porta di casa lanciata accostata che aspetta 

è come ora: distinti distanti intatti dolori ognuno sta a leccare ferite.

tu solo le tue. 

io le tue , le mie, le nostre.
Artist :Malcolm Liepke, Sultry Gaze 2014, oil on canvas.

14 pensieri riguardo “sorte

  1. Chissa’, forse non esiste nessuna sorte ma solo volontà che deve essere agita, questo ci darà modo di offrire molto più a noi stessi ed anche agli altri, non a caso Ignazio Silone disse che il destino è un’invenzione della gente fiacca e rassegnata.
    Buongiorno. 🙂

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    1. Purtroppo esiste un limite nel virtuale, non possiamo vedere il volto del nostro interlocutore mentre scrive, quando leggi un mio commento cerca di immaginare un tenero sorriso sul mio viso mentre scrivo!
      Vedo sempre molta attenzione da parte tua in quello che scrivi, soprattutto nella ricerca di parole che possano dare la stessa tua emozione a chi legge.
      Molto brava. 🙂

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      1. Mentre scrivo solitamente sono torba, non vedo e non trovo gli occhiali, spesso lo faccio dal telefono ed elaboro proprio poco . Ma il tutto – lo scritto- parte da un seGino, una frase un gesto a cui non riesco -ad aggi- a trattenere più almeno “l’ inchiostro ” virtuale.
        Sul tuo tenero sorriso, tuttavia, non me lo immagino tale dalla portata delle tue A osservazioni B blog e sua struttura.

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        1. Ed invece è proprio così quando scrivo che il virtuale ha moltissimi limiti, ne è esempio il fatto di non essere stato in grado di farti capire che per tenero sorriso non intendo un’espressione della mia personalità che anzi è tutta il contrario, ma un atteggiamento emozionale che scaturisce dal quel particolare commento a cui rispondo, come ad esempio in questo caso.
          Eh si! l’unicità di ognuno di noi rende meravigliosa la vita. 🙂

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  2. Sorte, come un vicolo cieco, dal quale non può e (forse) non si vuole uscire. La forza del destino e dell’ostinazione.
    Sortilegio, piaga dolce e dolorosa. Un male sottile, ambiguo. Sinuosa lusinga di piacere e leggerezza (che belle immagini hai scelto; mi hai evocato O. Wilde nella sua raffinata capacità di cogliere). Stretta feroce di dispiacere e disillusione.
    E noi fermi, sospesi. In quello stare, paralizzati, ad aspettare (attesa/aspettativa: che altro non è se non la materializzazione del desiderio, forza che ferma il tempo).

    I quadri che scegli, che – come dici tu – completano: bisognerebbe farne commenti a parte. [Sono ancora abbagliato da quello di “Tomia”, prima o poi te ne scriverò] Anche questo mi colpisce molto (oltre la bellezza). L’intensissima fissità di quello sguardo. Eccitato, vivo, ma “incastrato” (il vi(n)colo cieco del pensiero-desiderio). Le mani. Quelle mani. In esse tutta la sofferenza fisica e la forza e il bisogno di fare, di toccare, di muovere. Sproporzionate, come squilibrato, sbilanciato è il rapporto umano, il dare e ricevere, che, subdolamente, incatena il vivere.

    Complimenti, ancora una volta.

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      1. Amputazione. L’unilaterale, ingiustificata sottrazione è un atto di violenza e crudeltà. Vigliaccheria, forse. Più probabilmente non ammessa sofferenza, instabilità, debolezza.
        Credo che per sopravvivere in questi casi sia necessario rimuovere del tutto, anche quel che rimane; estirpare, espellere. E poi prendersi cura di sé. Ricominciare. Dal più piccolo nucleo superstite, ancora pulsante; il seme. Non si può salvare il mondo. Prima di tutto bisogna pensare a se stessi.

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  3. Mi ricordi molto me in un periodo specifico nella mia vita con quello che scrivi, forse (e in maniera ipocrita) è per questo che provo empatia e mi sembra di riuscire a percepire perfettamente quello che provi leggendoti. Io da quel periodo ne sono uscita ma leggo tanto dolore in te, scusami se sono così diretta ma io sono questa, in tutta la mia pienezza emozionale. Ciao.

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