N.Y. vista da un dondolo

Stasera su Long Island il  tempo è plumbeo. Da questo terrazzo antistante il giardino fatto di legno scuro che s’affaccia sulla baia, la serata è bella anche sotto un nero che promette pioggia. Me ne sto sul dondolo: ogni tanto sulla balaustra si affaccia uno scoiattolo, è la cosa bella dell’atmosfera newyorchese trovi lo scoiattolo che attraversa la strada come da noi il gatto. Sto qui , piedi scalzi e maglione lungo appallottolata sul dondolo e penso a cosa suscita in me New York. Probabilmente se fosse una bevuta direi che New York è un cubetto di ghiaccio nel bicchiere di whisky se fosse un farmaco una pasticca di Tylenol all’alba di un mal di testa da jet-lag assurdo e martellante ed un’altra la sera da prendere poco  prima del primo cocktail di benvenuto. New York è il cartoncino per le bevande calde nel cartone. New York è il cimitero antico e le sue lapidi in attesa, ai piedi del Ground Zero e di Wall Street: vita e morte, soldi e morte e le fotografie e i ricordi di due torri sbriciolate come giocattoli rotti. New York è un ponte su uno sfondo di vetrate che grattano il cielo pesante. New York è da fotografare negli angoli insoliti, nei passaggi veloci di qualche soggetto, di attimi di vita ma, ho sempre la digitale scarica quando serve! New York è il vento che ti attraversa e ti gela le mani fino alle unghie, ti scortica la faccia, mentre col naso in aria guardi sorpreso i gabbiani sospesi. New York è deludere il tassista perché “I am out of cash”, sapendo che se solo avesse azzeccato l’incrocio del cinema, che ho chiesto, la mancia d’ordinanza l’avrebbe meritata. New York è i sorrisi esagerati degli italiani di New York ma anche la vista mozzafiato sopra Hell’s Kitchen da una stanza davvero enorme per una donna sola. New York è camminare cross-town , chiacchierare con  turisti messicani innamorati dell’Italia, dividere una una birra in bicchiere di plastica sulla  Rail Road.New York è la quiete illuminata negli ampli viali del village, tra due catene non interrotte di pensieri nella mattina soleggiata e ventosa. New York è quel che ti aspetti se ti aspetti qualcosa di preciso e sai cosa vuoi dalle giornate altrimenti è una fregatura. Sarebbe da vivere a due: in transito per qualche altro posto fino a  qualche paesaggio forte delle montagne rocciose o di nuovo una tappa nel deserto della Death Valley. Ma questa è altra cosa … altro racconto di perline infilate in questa collana di vita. Torno a cullarmi nel  dondolo bianco, sotto il cielo plumbeo e leggo “Memories of Geisha” sull’onda del desiderio di tatuarmi una geisha e quel loro aspetto conturbante di erotica sottomissione. Il libro non è male, in un passaggio leggo e cerco di tradurlo al meglio: “Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.” niente di più vero!  Anche io ho scivolato per anni nel letto di un fiume che pareva snodarsi tra paesaggi di vita impropri. Ma ora qui è di nuovo al delta.

(marzo 2015, Long Island, New Yok)

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