p(rendimi) la carne

non sapevo che era l’ultima volta, almeno non consciamente, ma ti graffiavo come mai prima,ti leccavo e assaporavo, ti trattenevo .

tu né bello né intenso né da godere, sempre il solito indecifrabile e trattenuto: il tuo silenzio compresso.

ero al terzo rum, dopo le bollicine e la bottiglia perfetta della cena a due. come sempre.

la tua testa e la tua carne mi stavano bene,mi riempivano : ma il resto non aveva particolari segni di nota.

impegnativo da gestire , difficile da trattenere:perfetto.

dopo uomini più o meno degni del sostantivo,avevi tutto quello che mi faceva dubitare e per questo stavo lì.

appuntamento settimanale, ricarica del settimo giorno. niente visibilità o almeno quella giusta, luogo rinchiuso e protetto, un poco usurato come te, tanta cultura e tanto vissuto.tante donne . ero solo un numero :una tacca in più che alla tua età é degna di nota.

“l’ultima è sempre la meglio”  ti ho strappato durante un ‘orgasmo, e, sicuramente proprio perchè lo avevi  ti piaceva comunicarlo. sentirtelo dire, sentirti addosso ancora quel piacere di carne che si fa desiderare.

a te le donne piacciono e ne hai avute tante.piacciono i loro culi, di me  non so cosa . …ma non certo il mio sedere che non era da ventenne neanche a quell’ età.  

Magari anche tu hai dovuto ridisegnare la tabella delle conquiste, certo anche tu come me hai imparato a godere della testa.io ho goduto solo li.nella mia testa.

troppo impegnata a sedurti e condurti  dove voglio  che non conosci nè riconosci in me la passione. riconosci li schemi noti tu gli adotti ed in quello sono brava: a rimetterti in parole e fiato quello che vuoi.

ma non sai come sono i miei gemiti.

 è perfetto così.sono il contrario del genere probabilmente, ho solo  testa da saper scopare e la vagina è un’accessorio.

mentre pensi di avermi defraudato del mio scettro tenendomi a te come una – nuda-  proprietà : io affilo  i denti per il prossimo morso.sono così.ancora non lo sai.

“esci da questo cerchio di alcool e sesso e parole e intesa e attesa e essere donna dentro un letto ” mi ripetevo ad ogni sorriso caldo che ti offrivo. 

se era  carne che volevi l’ hai avuta. 

Io  ho staccato da me la tua, con l’ultima ceretta e poco dolore. 

M.Carson ( oil on canvas) 




 

 

 

due memorie

Prima di dormire due considerazioni: la notizia dell’ accoltellamento del padre per mano del figlio, come scritto su giornali e media vari mi ha fatto male.scoprire dalle aride note stampa di un mio collega che agisce così  alza il velo della tristezza e umana distorsione mentale. I giudizi le valutazioni a posteriori sono sempre inadeguate e aggiungono disumanità ad un gesto nato nei buchi affettivi e mentali di cui spesso non ci curiamo. magari lasciandolo a margine e magari trovandoci da ridere di quelle -diversità- degli “altri” che bolliamo “solo” come strani/ stupidi/ asociali.era pericoloso era vicino era isolato  quindi ancora più pericoloso.oppure noi eravamo un branco, un branco d’imbecilli presi a guardare le sue puttanate e bollarle solo di sorrisi e finte risate….che dello scemo non ride di gusto mai nessuno…ma attenzione , perché spesso la radice dell’ odio è più vicina e netta di quanto si creda.solito a dirsi “il prossimo” sei tu rispetto a me.

Seconda considerazione, quando una malattia colpisce chi hai amato e per ragioni di stima e affetto senti ancora vicino, la livella delle cose torna in asse e ti chiedi come puoi essere vicino, supportare, in un certo senso dargli ancora amore come animo di vita e forza.
Chi non c’e’ quando hai bisogno non c’è mai stato.
Esserci non è sempre facile e tenere la mano tesa comporta dei rischi . Perché del dolore altrui , io almeno , ne sento sempre un po’ e ne soffro infondo molto.quindi cosa si fa e come si vive la separazione unita dal vincolo di questo dolore, del rischio, della perdita.come si fa?
Al netto della giornata ho due dolori diversi e profondi : l’ inadeguatezza della società a capire e curare i soggetti a rischio, la mancanza a dare amore e forza a chi merita (non per spirito caritatevole) e questo perché si diventa tanto aridi da non trovare più slancio e parole da offrire.

sì, parole, le parole che ti ho detto e  magari ti hanno ucciso  prima del tuo tumore?

oppure tu, alla fine il tuo slancio da -mostro-  perverso di natura e profondo come i fendenti  nel corpo di tuo padre chi  può dirlo se  la famiglia ti ucciso  prima del tuo “tentato omicidio”?

chissà -il prima- cosa genera sul -il dopo-

Artist: Frantisek Kupka “the yellow ” oil portrait

N.Y. vista da un dondolo

Stasera su Long Island il  tempo è plumbeo. Da questo terrazzo antistante il giardino fatto di legno scuro che s’affaccia sulla baia, la serata è bella anche sotto un nero che promette pioggia. Me ne sto sul dondolo: ogni tanto sulla balaustra si affaccia uno scoiattolo, è la cosa bella dell’atmosfera newyorchese trovi lo scoiattolo che attraversa la strada come da noi il gatto. Sto qui , piedi scalzi e maglione lungo appallottolata sul dondolo e penso a cosa suscita in me New York. Probabilmente se fosse una bevuta direi che New York è un cubetto di ghiaccio nel bicchiere di whisky se fosse un farmaco una pasticca di Tylenol all’alba di un mal di testa da jet-lag assurdo e martellante ed un’altra la sera da prendere poco  prima del primo cocktail di benvenuto. New York è il cartoncino per le bevande calde nel cartone. New York è il cimitero antico e le sue lapidi in attesa, ai piedi del Ground Zero e di Wall Street: vita e morte, soldi e morte e le fotografie e i ricordi di due torri sbriciolate come giocattoli rotti. New York è un ponte su uno sfondo di vetrate che grattano il cielo pesante. New York è da fotografare negli angoli insoliti, nei passaggi veloci di qualche soggetto, di attimi di vita ma, ho sempre la digitale scarica quando serve! New York è il vento che ti attraversa e ti gela le mani fino alle unghie, ti scortica la faccia, mentre col naso in aria guardi sorpreso i gabbiani sospesi. New York è deludere il tassista perché “I am out of cash”, sapendo che se solo avesse azzeccato l’incrocio del cinema, che ho chiesto, la mancia d’ordinanza l’avrebbe meritata. New York è i sorrisi esagerati degli italiani di New York ma anche la vista mozzafiato sopra Hell’s Kitchen da una stanza davvero enorme per una donna sola. New York è camminare cross-town , chiacchierare con  turisti messicani innamorati dell’Italia, dividere una una birra in bicchiere di plastica sulla  Rail Road.New York è la quiete illuminata negli ampli viali del village, tra due catene non interrotte di pensieri nella mattina soleggiata e ventosa. New York è quel che ti aspetti se ti aspetti qualcosa di preciso e sai cosa vuoi dalle giornate altrimenti è una fregatura. Sarebbe da vivere a due: in transito per qualche altro posto fino a  qualche paesaggio forte delle montagne rocciose o di nuovo una tappa nel deserto della Death Valley. Ma questa è altra cosa … altro racconto di perline infilate in questa collana di vita. Torno a cullarmi nel  dondolo bianco, sotto il cielo plumbeo e leggo “Memories of Geisha” sull’onda del desiderio di tatuarmi una geisha e quel loro aspetto conturbante di erotica sottomissione. Il libro non è male, in un passaggio leggo e cerco di tradurlo al meglio: “Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.” niente di più vero!  Anche io ho scivolato per anni nel letto di un fiume che pareva snodarsi tra paesaggi di vita impropri. Ma ora qui è di nuovo al delta.

(marzo 2015, Long Island, New Yok)

io

io sono molto.

io ho molto.

io sono quella del figlio fatto in autonomia.

io sono quella dalla vita offerta sul piatto almeno tre volte.

io sono quella che sa amare.

io so fare l’amore.

io so dare calore.

io sono quella sgarbata e solitaria.

io sono quella che non perdona.

io sono quella che prepara le valigie mentre pensi che resterà.

io sono insidiosa.

io sono seducente.

io sono piacente.

io sono sfuggente.

io sono convincente.

io sono volutamente distante e studiata.

io fingo e freno la rabbia.

io colore le unghie del rosso fegato .

io sono quella che ha una bile smisurata.

io sono stereotipatamene psichiatrica.

io so mentire.

io so patire.

io so aspettare .

io mi tagliavo.

io mi amo .

io sono a testa alta .

io uso solo tacchi.

io solo vestiti femminili.

io  faccio il botox .

io ascolto  musica.

io leggo le prime e le ultime battute di ogni libro.

io ho amato almeno 4 uomini.

io ho scopato molti uomini.

io uso.

il mondo mi usa.

io chiudo la porta di casa ed entro  nel bianco  del parquet .

io in casa ho quadri di alberi .

io bevo .

io fumo.

io piaccio nelle mie imperfezioni.

io non mi piego .

io mi spezzo.

io.