θεραπεία (therapeía)

Unknown – from Pinterest

sento l’urgenza di parlare come le sirene del codice rosso

sento l’urgenza, ma la stanza mi accoglie con vecchi rimandi che per poco riconosco

non muovi più il piede come prima -noto sottecchi-

mi dai del tu – sei cresciuto in esperienze e anni – sai gestirmi a distanza senza perimetro di area interdetta .

sento l’urgenza di comunicare senza passare di nuovo dal cunicolo .

urgenza che si traduce in ponderata scelta delle mie parole: tolgo alcune ( di troppo) limo altre ( eccessive) cerco semplicità .

non so se emerge.

vuoi aiutarmi ancora a farla consistente?

grazie

5 pensieri riguardo “θεραπεία (therapeía)

  1. Per qualche informatico motivo, a me perfettamente oscuro, mi giungono per email, solo oggi, notifiche di tuoi testi pubblicati già qualche mese fa. Che bella sorpresa. I nuovi come i vecchi. Questo ad esempio, mi colpisce molto. Lo lascio depositare. Apprezzo sempre questo tuo modo diretto, privo di pudore e di mezze misure, di mettere a nudo il tuo sentire, con tinte forti, a volte estreme. Sono parole “dirette”, è vero, che arrivano in faccia al destinatario, o a chi ha già in mano la chiave di lettura, e lasciano un fascinoso retrogusto di mistero a chi ne avverte la forza, amplificata dalla domanda. Ecco, me le godo ancora un po’, nella loro energia d’urto. Poi magari torno. Per la consistenza.

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    1. credo che leggerci da (9 anni !) si un privilegio che mi consente di capirti nei commenti e spingermi a non lasciare il mio stile…. se di stile si tratta
      i commenti li attendo come si attende la metro per tornare a casa
      come a vedere se ho “messo giù” la “ cosa” giusta.
      basta una persona per capirlo basta un commento che corrisponda
      e così procedo e vado avanti liberandomi di qualcosa e con questa sottrazione silenziosa costruisco, di fatto , altro.

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      1. Condivido in pieno, il “sentire” (corrispondenza – anche uno a uno, bastante – ma sono certo che in molti sono attratti dal magnetismo – metallo, sì – e dalla verità tagliente delle tue parole) e il “processo” di chi opera (anche chirurgicamente), di chi lavora su se stesso e onestamente estrae e mostra, viscere, cuore, anima. Un presupposto essenziale, questa onestà e trasparenza (prima di tutto nei confronti di se stessi), che mai cedono al gioco sterile della forma, perché tutto questo possa dirsi poesia.

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  2. La tua poetica è analisi affilata, in essa i tuoi strumenti, le tue arami. La tua poesia è terapia, ti lavora, ti smonta, ti fa a pezzetti – sei tu, devi passarci -, ti plasma, ti ridà forma. Fenice. Ogni volta che prendi in mano la penna, ti accendi, bruci, vai all’inferno, infine risorgi.
    La cosa meravigliosa in tutto questo, che diventa un diario, accessibile a chi vuole, è che in tutto questo insegni qualcosa anche a noi.

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