in certi momenti Sì

E B Gordon the green tea room oil on canvas

ho una stanchezza enorme alla fine degli anni.

-sempre-

ho la fine -infine- di pezzi a pezzi che non si incastrano.

-sempre-

ho  parole lasciatemi  cadere addosso come macigni vestiti di piuma:  “ma tu che mi parli lo conosci il peso delle parole? ”

ho degli abbracci ,monchi,  che restano appiccicati come la salsedine al vetro delle case al mare.

-inevitabile-

ho il tremolio delle foglie che stanno cadendo:forse perchè io nasco in autunno?

 

ho l’eco della tua idea sulla mia mancanza: “in certo momenti sì’

-quali?-

 

Artist: Edward B. Gordon: The green tea room-oil on canvas-

 

spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas

p(rendimi) la carne

non sapevo che era l’ultima volta, almeno non consciamente, ma ti graffiavo come mai prima,ti leccavo e assaporavo, ti trattenevo .

tu né bello né intenso né da godere, sempre il solito indecifrabile e trattenuto: il tuo silenzio compresso.

ero al terzo rum, dopo le bollicine e la bottiglia perfetta della cena a due. come sempre.

la tua testa e la tua carne mi stavano bene,mi riempivano : ma il resto non aveva particolari segni di nota.

impegnativo da gestire , difficile da trattenere:perfetto.

dopo uomini più o meno degni del sostantivo,avevi tutto quello che mi faceva dubitare e per questo stavo lì.

appuntamento settimanale, ricarica del settimo giorno. niente visibilità o almeno quella giusta, luogo rinchiuso e protetto, un poco usurato come te, tanta cultura e tanto vissuto.tante donne . ero solo un numero :una tacca in più che alla tua età é degna di nota.

“l’ultima è sempre la meglio”  ti ho strappato durante un ‘orgasmo, e, sicuramente proprio perchè lo avevi  ti piaceva comunicarlo. sentirtelo dire, sentirti addosso ancora quel piacere di carne che si fa desiderare.

a te le donne piacciono e ne hai avute tante.piacciono i loro culi, di me  non so cosa . …ma non certo il mio sedere che non era da ventenne neanche a quell’ età.  

Magari anche tu hai dovuto ridisegnare la tabella delle conquiste, certo anche tu come me hai imparato a godere della testa.io ho goduto solo li.nella mia testa.

troppo impegnata a sedurti e condurti  dove voglio  che non conosci nè riconosci in me la passione. riconosci li schemi noti tu gli adotti ed in quello sono brava: a rimetterti in parole e fiato quello che vuoi.

ma non sai come sono i miei gemiti.

 è perfetto così.sono il contrario del genere probabilmente, ho solo  testa da saper scopare e la vagina è un’accessorio.

mentre pensi di avermi defraudato del mio scettro tenendomi a te come una – nuda-  proprietà : io affilo  i denti per il prossimo morso.sono così.ancora non lo sai.

“esci da questo cerchio di alcool e sesso e parole e intesa e attesa e essere donna dentro un letto ” mi ripetevo ad ogni sorriso caldo che ti offrivo. 

se era  carne che volevi l’ hai avuta. 

Io  ho staccato da me la tua, con l’ultima ceretta e poco dolore. 

M.Carson ( oil on canvas)