
devo scriverti ora: che giaci e attendi , un buon gusto così raro negli ultimi giorni .
devo fissare ora questo letto: la gabbia .
devo fare il taglio dei tuoi capelli, ora: qui sanitariamente parlando, non vanno le onde morbide sul letto bianco, tra monitor siringhe e pompe .
taglio e tolgo: taglio anni tolgo ricordi .
taglio pezzi di vita: il tutto al prezzo del sorriso silenzioso al malato e le coltellate al mio stomaco .
devo fissare , ora, le tue mani: mani di vita e della mia essenza.
devo fissare ,ora, questo metro quadrato di fili che ti aggrovigliano al mondo. non più alla vita.
sei incastrato alla vita ma soggiogato dalla morte: come l’amante che non conosci ma ti attrae più della vecchia-cara-moglie:”non fosse per i figli” ti lasceresti andare.
fischi e suoni al posto della voce.
morti in trincea intorno a te ogni giorno. in tutto siete 12 pezzi di ricambio : forse.
12 sospesi in attesa di -giudizio-
devo scriverlo ora , i tuoi occhi appena aperti dopo un mese, li intravedo blu :è cobalto e ha rapito il verde , quello della speranza.
mercoledì, tengo la tua mano nella mia e gioco con il mio indice attorno all’identità cucita al tuo polso.
luglio: mentre sono incastrata tra -le lame del tuo letto- ho gambe di Pinocchio mozze e grezze
tu morivi .
io sono forte in questa trincea: ho messo l’elmetto d’ordinanza non mi scalfirà niente. mi hai cresciuta:retta, ritta,dritta ed oggi è un giovedì caldo di inizio luglio.
tu: testa reclinata a lato e la bava alla bocca che non fa offesa, tubi come collane di poco conto, sacco di escrementi è la sola linfa che da te esce. gambe secche, finite, sfinite: niente del Levriero- Padre- mio-in terra.
ora hai reclinato di poco lo scalpo tuo verso di me: mi fissi, lo so.
ti raccomandi, lo so.
poi il tuo occhio destro mi lascia- io così vicina a te non ero mai stata-e chiudo quello tuo sinistro.
prima della macchina ho capito.
quella frazione che c’è tra l’anima e il battito ed è stata solo per noi.
grazie.
Artist: Robert Hannaford, Self Portrait.