Palermo

e’ colori , odori e il parlare lento dei suoi abitanti: una lentezza che soppesa l’interlocutore

Ballaro’ e’ multietnico rumoroso e vivo

mi muovo verso “a marina di l’Arenedda”sola in un ferragosto di fuoco interiore

il quartiere non delude: tripudio di colori e accozzaglie di tende e banchetti e musica e grigliate e bambini …quasi una “ coccia di morto”ma dal calore siculo.

Osservo e assaporo il loro accogliente rumore la vita lenta in gruppo dove nessun problema oggi fa capolino

forse hanno ragione loro.

mi immergo in un mare cristallino e con la testa in acqua scivolano via pure i pensieri

giovane bionda

Картина маслом «Нежность»
Картина маслом,девушка, плечо ,цветы

la ragazza ha capelli lunghi biondi

gli amici intorno, come frontiera, sembrano agenti in borghese e la proteggono: da se stessa.

lei beve ride parla si muove beve si muove ride: un circolo vizioso .

lei è una “macchietta” e fa a cazzotti con l’angelica bellezza.

-ricordi irrompono-

-anni distanti, momenti distinti-

[aperitivi di cortesia per il pedaggio al tormento]

-è mattina… lo specchio mi guarda-

“Basta!”

ora, a te, auguro “quel” mattino giovane ragazza bionda : e cura di cose semplici .

a Famiglia e piazza

Fine Art by: Rachel Petruccillo

la famiglia accanto ha sorrisi e sbuffi: che mescola al caffè .

la famiglia accanto ha cuore e porta aperte: il mio Colosseo .

la famiglia accanto ha lasciato briciole di pane sul sentiero ed è tornata: a casa .

faticano” e parlano.

faticano” e soccorrono.

faticano” e pare sempre festa.

la famiglia accanto è passata per ogni dolore: Cu ‘o surris nfaccia

la famiglia accanto ogni giorno si ritrova,

si aspetta,

si saluta,

si accudisce: con amore.

la famiglia accanto lo vedo la sera, dal mio terrazzo, una stanza colma di sole anche quando piove .

la famiglia accanto è madre, padre, figli.

spigoli & somiglianze

guardi di sbieco con il tuo sorriso studiato.

il braccio poggiato al muro spigoloso fatto di pietra: ma sei tu che la  sorreggi, con la leggerezza,  quella dei tuoi anni,  che ti porti sottogamba e la sigaretta in mano spunta fuori da una maglia indossata alla bene e meglio su di un pantalone chiaro .

Maggio ’78.

Guardi l’obiettivo e di lì chi?

cosa pensavi in quel momento e dal quello scatto, di rimando, cosa mi vuoi dire adesso?

mi guardi dalla cornice in argento ora  consunta,una  Polaroid e anni di vita fatta di scontri e di generazioni.

mi guardi al meglio dei tuoi anni in quello scatto:  io al pari dei tuoi adesso.

in quegli anni sul tuo -Ciao-  stavo in piedi  – fiera – come- principessina in carrozza –  ora  mi guardi e mi vedi regina scalza in sella ad una bici sgonfia.

capita…

mi guardi: i tuoi occhi verdi bottiglia riflessa di luce in una cornice di vita, tu,  sempre con il  tuo sorriso beffardo.

io ti penso però  in  ben  altra cornice, quella di mogano scuro. mi avevi lasciata e fissato per l’eternità  avevi a luglio un ghigno: anch’esso beffardo.

mi avevi lasciata.

qui.

sola.

mi guardi ogni sera di sottecchi babbo da quella cornice : babbo.

ogni sera  nella tua cornice io ti fisso, tu mi fissi mentre io  fumo :  quel vizio che da te ho ereditato non meno di altri difetti di fabbricazione.

l’aria torva  e brusca, lo scoppiettante senso del far subito saltare il banco della mediazione.

il silenzioso e mite approccio al chiudere ogni canale di comunicazione e il poco onorevole -femminile- farmi piacere gli uomini come  te, tutte le belle donne.

mi guardi dal tuo perimetro, sogghignate e magari caro babbo, sei orgoglioso di questo mancato maschio.

 

Artist: Malcolm Liepke,”Behind the Veil” –  b. 1954, oil on canvas

clavicole

se dal traballante sgabello fossi caduta in avanti sarei rimasta aggrappata alle tue clavicole, al loro spigolo sporgente che sottolinea la caratteristica del tuo essere puntiglioso già per umana conformazione:su tutto.

se traballante e malferma,appoggiata alla tua piccola tavola destinata ad accogliere tutto , anche la cena,  fossi rimasta impigliata nelle tue manette che ne sarebbe ora: di tutto?

se oscillante nel tuo umore e nel mio, avessi accolto la periodicità e non la muta ostinazione a superarmi sarei caduta ancora : nel niente?

tutto un sussulto tra noi. il terremoto è il solo status per-stare-in ferma-modalità?

ora  niente clavicole e spigoli. equilibrio provvisorio ed in memoria mi rimane come il -fastidio-della tua voce: rotonda corposa e ferma –  che sussurra- tra il mio orecchio e la mia clavicola  quasi fosse un monito: ” non traballare anche te”.

Artist  : Thomas Saliot- oil on canvas – detail